Scopro solo ora che “Queer”, il supplemento culturale di Liberazione, ha pubblicato a novembre questa bella recensione di Cristina Petrucci.. Meglio tardi che mai, ve la metto qui:
«Perché sudate figli e figlie»
«Perché sudate figli e figlie. E’ troppo tardi per il sapone, sudate e basta. Espiate. Vi do una notizia: la carrozza è giusta, è quella che porta ad Anagnina che toglie i peccati del mondo». Ognuno ha un peccato da espiare, vero o presunto, ognuno il suo senso di colpa. Tutti giù all’inferno curato da Monica Mazzitelli per Giulio Perrone, racconta ad ogni fermata una storia di trasgressione o di efferato delitto, sempre alla ricerca di fuga o assoluzione. Un viaggio in 33 canti per il girone del purgatorio denominato Metro A della città di Roma.
A spingerci attraverso le scale mobili fin sotto i tunnel bui delle rotaie è il divertente e sarcastico Caronte occhidibra’: «Come il matto di Piazza Barberini, quello con le antenne in testa, non mi dire che non lo conoscete, lo conoscete, non dica di no signora. Chissà se lavora oggi. Potrei scendere e passarlo a trovare forse… Ma no! Cosa credete? Scherzavo io, non vi abbandono io. Vi porto sani e salvi con tutti i vostri peccati fino al capolinea». Tutti, nessuno escluso. Perché ognuno di noi ha viaggiato almeno una volta nella vita per la metro di Roma, vedendo scorrere davanti nella calata nel sottosuolo la nostra e l’altrui vita. Come se quella discesa non prevedesse una risalita. I dati parlano chiaro: a Londra i suicidi sono frequenti, ne riesce almeno uno a settimana in tutta la rete. In via preventiva molte stazioni britanniche hanno provveduto a scavare una buca tra i binari e la banchina, altrimenti detta «buca del suicida», la cui macabra funzione è di impedire che il corpo vada a intralciare il traffico sui binari. A Milano è la MM1 la linea preferita dagli emuli di Anna Karenina: i binari sono elettrificati e minori sono le possibilità di scampare al tentativo di suicidio. Stessa sorte per la Metro A di Roma, spesso e volentieri prestata a trampolino verso la morte.
«Maria vergine che caldo. Lepanto Flaminio e Spagna sono già passate, ma ancora ce n’è, Maria benedetta, altre tre fermate di purgatorio». E’ il racconto “Questo piccolo purgatorio del messinese” di Guglielmo Pispisa ad aprire il libro. Diciotto nuovi talenti della letteratura italiana usciti dalla fucina de iQuindici, costola lettrice di Wu Ming con in più, un cammeo di Giulio Mozzi. Tutto rigorosamente in copyleft e stampato su carta ecologica secondo gli standard di Greenpeace. Da Battistini ad Anagnina trentatre fermate raccontano ansie, paure e sentimenti cattivi dell’animo umano. Dal nazista rifugiatosi a Buenos Aires ai rimorsi di coscienza del magistrato degli anni 70, dal marito che fa di tutto per trovare la moglie a letto con un altro pur di ucciderla all’incubo che ancora disturba il sonno del poliziotto che mise le false molotov dentro la scuola Pascoli in quel di Genova 2001. «Forse avrei dovuto dirglielo, al dottor Tomassi. Che capivo ed ero d’accordo, ma che qualcosa continuava a non quadrarmi. Che anche a me quei ragazzotti sbrindellati sono sempre stati sulle scatole, ma che magari sarebbe bastato incastrare i più rompiballe con il fumo, con stupidate del genere». E poi ci sono le donne, tante. Da quella con le borse della spesa pesanti, all’impiegata delle poste, dalla madre e figlia allo specchio a quella che ha rovinato il minorenne. Poi c’è “La festa della donna” di Gaja Cenciarelli. «Quando la nonna l’aveva baciata, Amina aveva sentito puzza di vino. Anche le altre cinque puzzavano: di sudore ed alcool. Amina lo aveva percepito distintamente quando l’avevano bendata, spogliata completamente e fatta sdraiare supina sulla branda». Ma è morire di lavoro uno degli incubi peggiori. Lepanto e Subaugusta sono legate da questa paura. «Egregio Signor Giudice, Le invio la presente per denunciarLe alcuni gravi fatti, avvenuti presso la Provincia di Roma, Ufficio Gare ed Appalti, nel quale sono impiegato come funzionario direttivo, a partire dall’Agosto del 1998». A raccontarci una storia d’ordinaria burocrazia e sfruttamento nella città di Caltagirone è Paola Repetto in “Con perfetta osservanza”, ripresa poi da Yari Selvetella ne “La terza corsia”, racconto dedicato a Francesco Blanco, dipendente in subappalto morto a 21 anni a causa del non rispetto delle minime regole di sicurezza. «Francesco mi passi l’acqua? E lì vicino è morto. E io mi sento in colpa. Se non gliel’avessi chiesto magari si salvava». Racconti da leggere tutti d’un fiato per espiare i nostri peccati, un progetto concretizzatosi in un sito internet e in un ciclo di reading scenici (www.metroinferno.info). La curatrice, Monica Mazzitelli, auspica di riuscire a realizzare una seconda edizione sul percorso della linea B, da Rebibbia a Laurentina. «Una fuga dal carcere per rifugiarsi da una simbolica, petrarchesca Laura. Un viaggio con uno spunto più ottimista, quindi, il lato luminoso della forza». Chissà. Intanto… “ego vos absolvo in nomine patris, filiis, spiritus sancti et anagninae deis qui tollit peccata mundi”.
Cristina Petrucci
Monica Mazzitelli (a cura di)
“Tutti giù all’inferno”
Giulio Perrone Editore
pp. 162, euro 10
