Anche “La Barriera” di Vigevano si occupa di “Tutti giù all’inferno” con una recensione ragionata e attenta…
ANAGNINA-BATTISTINI, 33 RACCONTI NELLA METRO A DI ROMA
Battistini-Anagnina sono i capolinea della metropolitana A di Roma e l’ambiente in cui si svolgono gli episodi di Tutti giù all’inferno: Anagnina che toglie i peccati dal mondo, una recente antologia di racconti di giovani autori italiani, ognuno dei quali costituisce la tappa di un viaggio nell’inferno sotterraneo romano. I protagonisti sono gli uomini e le donne che, in un soffocante 4 luglio, viaggiano sulla metro portandosi dietro storie, pensieri e, soprattutto, i loro peccati. Il tutto descritto e raccontato da giovani voci della letteratura italiana usciti dalla fucina de “iQuindici”, costola lettrice del collettivo di scrittori Wu Ming, autori, tra gli altri, del recente e interessante Manituana. Intervallati dai lucidi deliri di un folle visitatore abituale della metropolitana, Occhidibra’, che come un contemporaneo Caronte conduce le anime alle fiamme dell’inferno, scorrono racconti (più o meno brevi) ambientati nelle fermate e nei tragitti intermedi.
Le citazioni dantesche non si fermano alla struttura, come dimostrano le parole di Occhidibra’ rivolte ai viaggiatori (e a noi lettori): «Fatti non fummo a viver come abbruttiti davanti alla TV». Oppure: «Avreste rifiutato alloggio a Ulisse spiaggiato perché aveva le caccole tra le dita dei piedi? Forse l’avreste fatto irreminiscenti scolastici, che nulla sapete di Itaca ma conoscete ogni anfratto dell’isola dei famosi».
L’atmosfera è proprio quella di un girone infernale dove si incontrano i peccati della società e ogni personaggio fa i conti con sé stesso e con la propria vita, in un microcosmo in cui, come scrive Guglielmo Pispisa nel racconto Battistini: questo piccolo purgatorio, «tutto scorre addosso senza lasciare il segno. Soprattutto le facce». Molto efficaci anche le parole di Jadel Andreetto,
da Baldo degli Ubaldi: Mi Buenos Aires querido, per descrivere il caldo soffocante della metropolitana in luglio: «L’argentino avrebbe voluto potersi sfilare l’epidermide con un gesto, per rimanere con i muscoli, i tendini e i nervi all’aria». Protagonisti, però, sono soprattutto i peccati come nelle spietate, ma lucide parole di Valeria F. Brignani che, in Termini: Barbie, descrive così l’ipocrisia tipica di molte cosiddette famiglie italiane: «Hanno fatto tutti la comunione. Ingollato l’ostia. Il corpo di Cristo che toglie i peccati del mondo. Mio padre adultero. L’amante gravida. La sposa bestemmiatrice. Lo sposo non praticante. E lei. Pura e immacolata nel suo paradiso artificiale. Nella sua torre d’avorio. Fuori dalla torre il peccato. Il peccato è parte di me».
Un progetto interessante, dunque, che, di stazione in stazione, porta i passeggeri e i loro narratori (con picchi e momenti meno efficaci, come è fisiologico di una raccolta di racconti) fino ad Anagnina e alle parole del Caronte suburbano che, guardando le anime dei suoi compagni di inferno, sentenzia: «Andate, e non peccate più. Andate, peccherete ancora».
L’antologia è curata da Monica Mazzitelli, scrittrice e film-maker che ha collaborato con racconti, articoli e interviste a varie riviste e antologie letterarie tra cui Accattone, Carmilla, Carta, “Diario” e “l’Unità”. Ha prodotto il cortometraggio The Disney Trap, ed è autrice di book-trailer e pièce teatrali. Coordina il gruppo di lettori volontari “iQuindici”, costola del collettivo Wu Ming.
Massimiliano Di Landro
